Ad oggi, un brand per vendere davvero ha bisogno di aggiungere ai propri prodotti o servizi un’esperienza, dei valori e una particolare visione del mondo condivisa dal proprio target di destinazione. Non sono più gli slogan a convincere un utente a effettuare un acquisto, ma bensì le relazioni.
Ecco perché oggi ti parleremo di marketing conversazionale e di come questo approccio può fare bene al tuo business, ma prima facciamo un piccolo passo indietro.
Quando si studiano dei messaggi pubblicitari, da mostrare su Facebook, Google o piattaforme proprietarie, è divenuto fondamentale essere in grado di catturare l’attenzione degli utenti per far sì che compiano l’azione desiderata e spingerli così all’interno di uno specifico funnel di conversione.
Il problema più grande con cui le aziende di oggi devono scontrarsi si chiama Attention Span, ovvero la capacità di attenzione.
Spiegato in parole ancor più semplici, l’Attention Span è la quantità di tempo che mediamente una persona spende su un contenuto prima di distrarsi con qualcos’altro. Come si evince dal nome stesso, si tratta di un parametro che misura un valore molto semplice: quanto l’essere umano è in grado di rimanere concentrato.
Purtroppo, la capacità di attenzione è una tra le abilità insite nella natura umana che più ha sofferto il peso delle nuove tecnologie e dell’era digitale.
Oggi si dice che l’utente medio ha l’attenzione di un pesce rosso.
Come si evince dal grafico sopra riportato, nel 2000 l’Attention Span medio era di 12 secondi mentre invece quindici anni dopo, nel 2015, questo dato si era ridotto ad 8,25 secondi arrotondato quindi a 9 secondi di media.

Ci distraiamo molto più rispetto al passato e questo è un trend che non è affatto destinato a migliorare, a meno che non si creino delle strategie di marketing conversazionale che possano aiutare l’utente a soffermarsi su una determinata pagina Web per far sì che compia determinate azioni.
Ma prima di approfondire questo argomento, citiamo qualche altro dato:
Dati alla mano possiamo dire che l’attenzione delle persone è diventata un bene di lusso per le aziende. E qui entra in gioco il marketing conversazionale, anche per far fronte alla naturale conseguenza economica di questo crollo di attenzione: l’aumento dei costi pubblicitari e la necessità per qualsiasi PMI di abbassarli e ottenere il massimo ritorno sull’investimento.
In uno scenario come quello che stiamo vivendo, i costi pubblicitari sono aumentati notevolmente. Questo è accaduto per diversi motivi fondamentali:
Storicamente, i maggiori trend nel mondo digitale arrivano sempre dagli Stati Uniti. Patria delle più grandi aziende nel mondo digitale, qui nascono le principali tendenze nel mondo del marketing e dell’advertising.
Il marketing conversazionale, ovviamente, non poteva essere da meno.
Alla base di questo ci sono diversi motivi. Primo su tutti la dimensione del mercato statunitense che è un leader un termini demografici, linguistici e culturali.

Tra i fattori culturali annoveriamo sicuramente che gli Stati Uniti sono patria della Silicon Valley, zona di sviluppo del settore terziario per eccellenza, del dollaro, moneta di riferimento per i mercati internazionali, e perfino di Wall Street, la borsa di riferimento per i mercati azionari.
Complice un mondo sempre più connesso e globalizzato, il mercato americano è diventato un modello da seguire, in termini di tendenze anche nel mondo del marketing.
La naturale conseguenza è che negli Stati Uniti le cose succedono prima.
Quindi, in un mondo dove il traffico costa sempre di più, i canonici sistemi di lead generation non danno più i risultati sperati e i margini sono sempre più bassi è necessario trovare delle soluzioni innovative che, non solo consentano di limitare i danni, bensì di dominare il proprio mercato di riferimento.
E ancora, qui entra in gioco il marketing conversazionale, un approccio già utilizzato negli Stati Uniti da innovatori, leader di mercato e marketer che credono nel futuro e nella solidità delle relazioni tra aziende e utenti.
Spazi pubblicitari più costosi = Traffico più costoso
Questa semplice equazione va ad influire sulle attività delle aziende in due modi:
In tutto questo, però, c’è anche un lato buono della medaglia: non tutti i potenziali clienti sono uguali, per cui è necessario studiare strategie di marketing destinate a coloro che sono più inclini all’acquisto. Il tutto ottimizzando il più possibile il costo per lead al fine di tenere il proprio margine sopra il livello necessario e rimanere profittevoli.

La buona notizia è che tutto questo è possibile. La cattiva è invece che, con il vecchio modello di lead generation, acquisire clienti migliori a costi minori sta diventando sempre più difficile.
Le attività di generazione contatti, almeno fino ad oggi, si sono sempre ritradotte seguendo uno schema ben preciso:
Il motivo principale per cui è così difficile raccogliere le informazioni degli utenti è che la compilazione di un form online è uno dei processi meno amati, soprattutto quando i dati richiesti sono molteplici. Per questo, per non abbassare ulteriormente il tasso di conversione (già precario di suo) si tende a creare dei form semplici con solo i campi strettamente necessari, perdendo così un sacco di informazioni che potrebbero risultare utili in fase di educazione, vendita e retention.
Fino ad oggi, i web form sono stati un male necessario. Sono oramai troppi anni che compiliamo form, per scaricare un e-book, per accedere ad un webinar gratuito e per fare molte altre azioni, e sbuffiamo sempre nel farlo.
Non è colpa dell’utente. I form in sé sono eccessivamente soggetti ad errori, mancano spesso di valori predefiniti, di completamento automatico e di formattazione automatica, gestiscono male gli errori di input e, nel caso di moduli più complessi, hanno grossi problemi di esperienza utente e di funzionalità. Il tutto senza considerare le difficoltà di gestire un elemento così complesso su uno schermo così piccolo come quello di uno smartphone.

Nel corso degli anni, soprattutto nell’ultimo decennio, ci sono state diverse innovazioni che hanno tentato di migliorare la user experience: i sistemi di autofill o auto-riempimento, i software e le app di gestione delle password, i sistemi di iscrizione che permettono di utilizzare gli account dei social (social sign-ins), solo per citarne alcuni.
Tuttavia, gli utenti fanno fatica a compilare i moduli online al punto che, ancora oggi, ottenere informazioni più sofisticate rispetto a quelle di contatto rimane un’impresa titanica.
Un sistema di lead generation ancora basato sui form quindi, non solo soffre dell’innalzamento dei costi pubblicitari e di marketing, ma paga anche a caro prezzo la scarsità di informazioni ottenute attraverso un processo doloroso dal punto di vista dell’esperienza dell’utente e rudimentale dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica.
A questo si aggiunge poi un’altra problematica:
Che fare quindi?
Quello che l’essere umano fa dalla notte dei tempi: conversazione!
Il marketing conversazionale, e le strategie conversazionali più in generale, arrivano in nostro soccorso proprio su questo punto specifico: grazie ad un approccio relazionale applicato ai processi di lead generation è oggi possibile ottenere molte più informazioni dai nostri prospect. Dati che la nostra attività potrà utilizzare per indirizzare in tempo reale i propri potenziali clienti verso contenuti ed asset di vendita molto più adatti a loro, letteralmente cuciti sulle loro esigenze.
Se lo desideri puoi leggere ora i casi studio Conversational Design e il valore aggiunto che il marketing conversazionale ha portato ai nostri clienti.
Le tecnologie di marketing conversazionale firmate da Conversational Design consentono di sostituire l’esperienza di completamento di un form statico con una delle esperienze preferite da milioni di utenti online: la conversazione in chat.
Le chat sono ad oggi il luogo virtuale in cui le persone passano la maggior parte del proprio tempo. Le applicazioni di messaggistica sono tra le più diffuse al mondo e le statistiche lo dimostrano, tanto che sempre più utenti scaricano app quali WhatsApp, Telegram, Messenger e così via dicendo.
Quello che sta già accadendo negli Stati Uniti, che (anche) grazie a noi di Conversational Design è diventato possibile in Italia, è molto semplice: grazie ad un BOT, anche noto come chatbot, ovvero un automatismo in grado di accedere alla rete attraverso gli stessi canali utilizzati dall’essere umano, i processi di lead generation avvengono attraverso una conversazione.
In questo modo, l’applicativo conversazionale è in grado di rendere piacevole un’esperienza generalmente ricca di attriti, immagazzinando e organizzando tutte le informazioni in un database strutturato per poi utilizzarle durante la stessa conversazione o in un secondo momento.
Questo è forse l’aspetto più importante del marketing conversazionale: la personalizzazione.
Ipotizzando che il BOT come prima cosa chieda il nome, conversare con un BOT che ti chiama Andrea / Valentina o altro nome inserito è per un utente un grandissimo punto di forza. Impossibile da replicare con un banale form statico.
Non ci sono dubbi: più conosciamo chi abbiamo di fronte e maggiori possibilità abbiamo di personalizzare le nostre offerte di business per ottenere il risultato desiderato.
È proprio per questo motivo che le strategie di marketing conversazionale applicate alla lead generation si stanno rivelando efficaci: perché permettono di ottenere ed organizzare una mole importantissima di dati che altrimenti sarebbe stato possibile avere.
Conversando con i nostri BOT disegnati ad hoc, gli utenti vivono un’esperienza che conoscono e che adorano, ma che è programmata per ottenere una certa serie di informazioni da loro. Queste informazioni poi possono essere riutilizzate sia dallo stesso BOT per reindirizzare l’utente verso altri contenuti o asset di vendita, oppure possono passare nelle mani di un team umano che deciderà il da farsi in base ai propri processi aziendali.

Questo modello di lead generation non è fantascienza, ma una realtà già accessibile anche al mercato italiano.
Con Conversational Design abbiamo già tradotto con successo questi concetti in processi reali di lead generation evoluta e completamente automatizzata, in ambito B2B e B2C.
Tutti i nostri clienti sono quindi passati dal vecchio sistema fallimentare di lead generation ad un sistema a base conversazionale nell’ambito del commercio online, del drop-shipping e della formazione online.
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione.
Puoi accettare, rifiutare o personalizzare i cookie premendo i pulsanti desiderati.
Chiudendo questa informativa continuerai senza accettare.
Inoltre, questo sito installa Google Analytics nella versione 4 (GA4), Facebook Remarketing con trasmissione di dati anonimi tramite proxy.
Prestando il consenso, l'invio dei dati sarà effettuato in maniera anonima, tutelando così la tua privacy.
Impostazioni privacy
Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito.
Visualizza la Cookie Policy Visualizza l'Informativa Privacy
Google Analytics è un servizio di analisi web fornito da Google Ireland Limited (“Google”). Google Ireland Limited è di proprietà di Google LLC USA. Google utilizza i Dati Personali raccolti per tracciare ed esaminare l’uso di questo sito, compilare report sulle sue attività e condividerli con gli altri servizi sviluppati da Google.
Per garantire una maggiore aderenza al GDPR in merito al trasferimento dei dati al di fuori dell'UE, è opportuno effettuare tale trasferimento esclusivamente in forma anonima. È importante sottolineare che la semplice anonimizzazione non offre un livello di protezione sufficiente per i dati personali esportati al di fuori dell'UE. Per questo motivo, i dati inviati a Google Analytics, e quindi potenzialmente visibili anche al di fuori dell'UE, potranno essere resi anonimi attraverso un sistema di proxy denominato My Agile Pixel. Questo sistema potrà sostituire i tuoi dati personali, come l'indirizzo IP, con informazioni anonime che non sono riconducibili alla tua persona. Di conseguenza, nel caso in cui avvenga un trasferimento di dati verso Paesi extra UE o negli Stati Uniti, non si tratterà dei tuoi dati personali, ma di dati anonimi.
I dati inviati vengono collezionati per gli scopi di personalizzazione dell'esperienza e il tracciamento statistico. Trovi maggiori informazioni alla pagina "Ulteriori informazioni sulla modalità di trattamento delle informazioni personali da parte di Google".
Consensi aggiuntivi:
CloudFlare è un servizio di ottimizzazione e distribuzione del traffico fornito da CloudFlare Inc.
L'integrazione con CloudFlare permette che questo si interponga nelle comunicazioni tra questo sito ed il browser dell’Utente, raccogliendo dati statistici su di esso.
Luogo del trattamento: Stati Uniti - Privacy Policy
Il Widget Landbot è un servizio di messaggistica fornito da HELLO UMI, S.L.
Luogo del trattamento: Spagna - Privacy Policy
Vimeo è un servizio di visualizzazione di contenuti video gestito da Vimeo, LLC. Questo servizio serve per integrare tali contenuti nelle proprie pagine.
Luogo del trattamento: Stati Uniti - Privacy Policy
Google Fonts è un servizio per visualizzare gli stili dei caratteri di scrittura gestito da Google Ireland Limited e serve ad integrare tali contenuti all’interno delle proprie pagine.
Luogo del trattamento: Irlanda - Privacy Policy
Il monitoraggio conversioni di LinkedIn (LinkedIn Insight Tag) è un servizio di statistiche e di targeting comportamentale fornito da LinkedIn Corporation che collega i dati provenienti dal network di annunci LinkedIn con le azioni compiute all'interno di questo Sito Web.
Luogo del trattamento: Stati Uniti - Privacy Policy
Facebook Remarketing è un servizio di Remarketing e Behavioral Targeting fornito da Facebook Ireland Ltd. Questo servizio è usato per collegare l'attività di questo sito con il network di advertising Facebook.
Per garantire una maggiore aderenza al GDPR in merito al trasferimento dei dati al di fuori dell'UE, è opportuno effettuare tale trasferimento esclusivamente in forma anonima. È importante sottolineare che la semplice anonimizzazione non offre un livello di protezione sufficiente per i dati personali esportati al di fuori dell'UE. Per questo motivo, i dati inviati a Meta, e quindi potenzialmente visibili anche al di fuori dell'UE, potranno essere resi anonimi attraverso un sistema di proxy denominato My Agile Pixel. Questo sistema potrà sostituire i tuoi dati personali, come l'indirizzo IP, con informazioni anonime che non sono riconducibili alla tua persona. Di conseguenza, nel caso in cui avvenga un trasferimento di dati verso Paesi extra UE o negli Stati Uniti, non si tratterà dei tuoi dati personali, ma di dati anonimi.